Difesa personale

difesa personaleCominciare un combattimento nell’ottica di difendersi è un ottimo modo per essere sconfitti. 
Sul ring, sul tatami o nella gabbia venire sconfitti significa perdere l’incontro. Per strada può significare perdere molto di più.
In uno scontro da strada, che in media dura tra i 3 e i 12 secondi, non soltanto non ho il tempo di avere un atteggiamento difensivo, ma non me lo posso nemmeno permettere. L’obiettivo di chiunque venga aggredito dovrebbe sempre essere fare in modo che sia l’aggressore a doversi difendere. Se vengo attaccato, attacco a mia volta.
Tutti conoscono il detto “la miglior difesa è l’attacco”. È un modo di dire che si sente spesso nell’ambito sportivo e non. Per un combattimento da strada, questo detto dovrebbe essere come un comandamento. Attaccare chi mi attacca è l’unica maniera di vincere lo scontro.
L’allenamento quindi dovrà essere focalizzato a migliorare le mie capacità offensive  – sviluppare l’aggressività – aumentare le mie capacità di creare danni (striking, striking e ancora striking). Ovviamente non stiamo parlando di attaccare per primi, scatenare risse o aggredire preventivamente. Ma nemmeno di affrontare un aggressore con l’idea di difendersi. Se voglio che qualcuno smetta di aggredirmi, io devo aggredire lui, fare in modo di farlo uscire dalla sua zona di comfort e finire lo scontro nel minor tempo possibile.
Non posso pensare di terminare uno scontro difendendomi. Devo attaccare.

Difesa personale è un termine legale, non un metodo per vincere un combattimento.

Andrea Bonomo
Responsabile Nazionale ICCS Italia